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La distinta e ricca famiglia Paladino era nota ed attiva ad Eboli già nel XVI secolo e ciò è dimostrato dal fatto che Paolo Paladino, che con molta probabilità ha dato origine a tale ceppo, esercitò la professione di notaio nella prima metà del 1500. La fama e l’importanza assunta dai Paladino sono testimoniate dal possesso di diverse cappelle con sepolture nella chiesa ebolitana della Santissima Trinità. Quattordici componenti di tale ceppo chiesero di farsi sacerdoti, dodici furono sindaci di Eboli, altri due notai; i Paladino, inoltre, contrassero matrimonio con varie famiglie nobili ebolitane tra le quali si annovera, appunto, la già citata famiglia La Francesca. La famiglia Paladino è iscritta nel libro d’oro della nobiltà italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano. Dal Catasto Onciario del 1753 risulta: "Don Tommaso Paladino, capo famiglia. Don Lorenzo, fratello. Donna Teresa, sorella… Tre servi. Abita in casa palazziata propria a Portadogana.Possiede: una casa con giardino alla Rua, una stalla, due case a San Nicola, una casa a Portadogana, una bottega, una casetta con forno.


In Via Gaetano Genovese, vicino Piazza Porta Dogana, cuore politico del centro storico, sorge il Palazzo gentilizio Paladino–La Francesca di origine cinquecentesca. Originariamente composto da un solo piano, l’edificio, dalla pianta rettangolare e dalla volumetria unitaria e massiccia, passò nel 1670 ai Caravita che ne realizzarono la sopraelevazione. La facciata principale è occupata, nel primo registro, da un portale in pietra modanata decorato, sui piedritti, con volute che si ripropongono, in formato ridotto, sull’intero estradosso dell’archivolto; i conci d’imposta sono quadrati e con decorazioni all’interno. Due balconi con davanzali in ferro battuto completano il fronte principale. Sul concio di chiave è possibile ammirare un mascherone con testa a tutto tondo che sorregge lo stemma della famiglia, in ottime condizioni, diviso in quattro campi, in ognuno dei quali è raffigurato un giglio; pregevoli sono le centine in legno con decorazione centrale. Il prospetto, in Via A. Vacca, è caratterizzato da semplici portali in pietra e da due file di finestre con ornie in pietra e cornici di stucco. A seguito di interessanti conversazioni con membri della famiglia La Francesca, ho scoperto, con molto entusiasmo, che all’interno dell’edificio è conservata una scala vanvitelliana di altissimo valore; inoltre i lavori di ristrutturazione per recuperare l’edificio, in seguito ai danni del sisma, sono stati da poco sospesi poiché è emerso un cunicolo, di cui si ignorava l’esistenza, che pare conduca fino al castello.

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