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Nella località denominata Paterno, posta a sud-ovest del centro storico lungo la riva destra del torrente Tiranna, in un’area parzialmente urbanizzata, fu scavato negli anni 1984-1986 dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno, un vasto complesso di epoca romana. Si tratta una vasta domus di età repubblicana e ampiamente ristrutturata in due successive fasi. Era costituita nella prima fase, da grandi ambienti di cui rimangono resti di decorazioni delle pareti nella tradizione del primo stile. Il primo impianto dell'edificio, che risale al I secolo a.C., si configura come una costruzione di forma quadrata qualificata da ambienti di notevoli dimensioni, affacciati su uno spazio centrale. Di questo periodo sono stati recuperati alcuni frammenti di intonaco dipinto, di fattura molto accurata, la maggior parte dei quali si presenta decorata con pannelli dai colori molto vivaci inseriti in riquadri realizzati ad imitazione delle decorazioni marmoree e pienamente riconducibili ai repertori del cosiddetto Secondo Stile Pompeiano. Durante la fase successiva fu realizzata la divisione di alcuni locali già esistenti mediante l'aggiunta di murature interne, in conservazione di derrate alimentari. Il complesso, la cui attività è documentata fino all'età costantiniana (IV sec. d.C.) - a testimonianza di tale periodo fu ritrovata una moneta romana - appare di notevole importanza: esso rappresenta infatti l'unica testimonianza di abitato della EBURUM romana.

Di grande rilievo è stato il recupero, in uno di questi ambienti, di una grande erma in marmo che raffigura una testa maschile barbata, probabilmente una copia romana di un originale greco del I sec. d.C. I dati recuperati, non consentono di specificare nel dettaglio, quali fossero le funzioni produttive svolte in questo settore della villa. Ad una seconda fase, non precisabile cronologicamente, corrisponde la suddivisione degli ambienti in locali di minori dimensioni. Questa domus patrizia, dalla complessa planimetria e dalla vita lunghissima, dura per circa quattro secoli, dal I sec. a.C. all’epoca di Costantino il grande (IV sec. d.C.). Il complesso archeologico, del quale lo scavo deve ancora ultimarsi, rappresenta un valido esempio delle dinamiche insediative di età romana in un importante territorio quale appunto quello della piana del Sele. Le erme erano dei pilastrini sormontati da una testa scolpita che nell’antica Grecia raffiguravano Ermes (da cui il nome), erano collocate lungo le strade, ai crocevia, ai confini delle proprietà e dinnanzi alle porte per invocare la protezione di Ermes, cui veniva attribuita, fra le altre cose, la protezione dei viandanti. Successivamente furono adottate dai Romani come elemento ben augurale a protezione della dimora.

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