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Le credenze popolari rappresentano una vera e propria impronta culturale, assai solida e tenace, radicata nei secoli, e fondate su fatti e fenomeni quasi sempre tramandati oralmente, non dimostrati nè dimostrabili e che spesso sconfinavano nella superstizione, portando a credere in miti e leggende legate a fatti naturali. Nel Medioevo si riteneva che i posseduti dal demonio potessero, con il loro sguardo, seminare tutt'intorno ogni sorta di disgrazie. Molte di queste credenze, ad esempio, sono legate alla possibile fortuna o sfortuna a cui si sarebbe soggetti. Tra queste, piuttosto diffuso, è il credere nel malocchio, ossia il potere dello sguardo di produrre effetti negativi sulla persona osservata, come portare malasorte su persone invidiate o detestate, o più raramente positivo, ad esempio la protezione della persona amata. La tradizione napoletana, a cui quella ebolitana è strettamente legata, definisce chi "getta il malocchio" Iettatore, fornendone finanche le caratteristiche fisiche: pallido, magro, con un naso un po' ricurvo, vestito generalmente di nero. Ancora oggi, in certi ambienti, vi è qualcuno che viene individuato, per il suo aspetto, come uno iettatore. Ad Eboli si dice dello iettarore: "Chillo è cient'e otto!". Bisogna guardarsene, non pronunciare mai il suo nome e fare gesti scaramantici quando lo si incontra.

Chi è vittima di un forte mal di testa sicuramente è stato “pigliat’ ar’ uocchio”, cioè gli è stato fatto un malocchio. Il malocchio è un influsso malefico che si attribuisce all’invidia o al pensiero maligno di alcune persone. Ci sono dei malocchi leggeri e alcuni pesanti. I leggeri si sciolgono con una semplice formula, i pesanti con una formula più difficile accompagnata con delle azioni. È da premettere che chi usa un tipo di rito, difficilmente ne usa uno diverso. Cioè se una persona usa il rito della preghiera mai userà quello della magia. Tra i riti più conosciuti ricordiamo i seguenti: si prende un po’ di brace su una paletta, poi si aggiunge un po’ d’incenso, si prende un ramo di palma benedetta, si fa a pezzettini e si aggiunge, ancora si prende una ragnatela e si mette sopra a tutto ed infine si passa la paletta con tutti questi ingredienti sopra la testa dell’ammalato senza toccarla. Un altro ancora: si prende un coltello e si mette in testa al mal capitato e si recitano tre “Padre Nostro” e si buttano nel fuoco, così anche tre “Ave Maria”. In teoria si crede che il male, dopo aver detto le preghiere si ferma sul coltello e con un’azione rapida si avvicina il coltello al fuoco in modo che il male cade nel fuoco e si brucia, altrimenti se l’azione non è rapida il male si può attaccare ad altre persone. Per sapere chi è l’autore del malocchio bisogna prendere un piatto d’acqua e versarvi dentro qualche goccia d’olio. In questo modo si riesce a capire chi è stato, se un maschio o una femmina. Il malocchio si attacca alle persone belle o a quelle che hanno qualcosa da farsi invidiare, ma se portano un corno o un 13 non accade nulla. Dal malocchio ci si può difendere mettendo le forbici aperte sotto il letto. Anche il fuoco acceso è un elemento avvisatore del malocchio. Se questo scoppietta vuol dire che qualcuno parla male di te e ti invidia e allora ci si deve sputare sopra per annullare il maleficio. Per alleviare del tutto il malocchio leggero è necessario ripetere delle formule delle quali alcune sono contro la persona invidiosa, mentre altre sono d’invocazione a Dio. Bisogna fare la croce o delle croci sulla fronte del malcapitato e invocando i santi del luogo ed il Santo che porta il suo nome pregarli affinché intercedano presso Dio per far in modo che tutto passi. Quando si riteneva di essere stati vittima del malocchio si ricorreva all'intervento delle maghe e delle fattucchiere che operavano di nascosto e sentenziavano, appena qualcuno non stava bene in salute: "fattura o morte". La fattura era un rito rituale magico o occulto, in forma di incantesimo, finalizzato a sottrarre o accrescere l'energia vitale di un individuo. Per liberarsi di tale maleficio era necessario rimandare lo stesso sortilegio al proprio rivale e poteva riguardare argomenti legati all'amore, agli affari o alla salute e finanche alla morte.

La popolazione della Piana del Sele era attaccata a tantissimi segni e credenze quali il bubolare del gufo e lo stridire della civetta che portava male: a sera il canto della civetta mette ribrezzo e se nel cantare guarda verso la propria direzione ti annuncia un malaugurio come morte in famiglia o comunque una grave sciagura. Per far volare via la civetta, allontanandola dal proprio abitato, bisogna pronunciare questa formula, usata ancora oggi: "Ronna Aurora vottma sta frussola ch'aggia coce st'auciella ca canta a chest'ora" (Donna Aurora girami questa padella che devo cuocere quest'uccello che canta a quest'ora). Altri animali che si riteneva portassero sfortuna vi era "lu sputiglione" (il pipistrello) ed il gatto nero, che ancora oggi è ritenuto portatore di sfortuna. Nel Medioevo tutti i gatti furono banditi dal territorio perchè segno della presenza del malefico (era considerato l'animale prediletto delle streghe) per la loro abitudine ad uscire di notte. All'epca, quelli di colore nero - non molto visibili nell'oscurità - facevano imbizzarrire i cavalli i quali scaraventavano i cavalieri a terra e con estrema violenza (da quì deriverebbe la convinzione che portino sfortuna quando attraversano la strada). In questo casi, per i superstiziosi, è sufficiente fare tre passi indietro o aspettare che qualcun altro passi prima di noi o, meglio ancora, cambiare strada.

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