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Geografo e umanista del Cinquecento, nacque ad Eboli intorno al 1465. Citato da molti studiosi di Geografia, portò importanti correzioni nelle longitudini e nelle latitudini della carta d’Italia e del Mondo allora conosciuto: il suo celebre mappamondo, con la rappresentazione delle nuove terre scoperte nel XV secolo, è conservato nella Biblioteca Americana Vetustissima di New York. Gli hanno inoltre reso omaggio Parigi, dedicandogli una via accanto alla Biblioteca Nazionale, dove sono conservate alcune delle sue maggiori opere, e Venezia dove pubblicò alcuni suoi capolavori. Nel 1570, fu incluso Dall’Ortelio nell’elenco dei cartografi e geografi nell’opera Theatrum Orbis Terrarum.

Bernardo Silvano (da Eboli) è stato un geografo e umanista italiano, nato ad Eboli intorno al 1465. Non sappiamo se fosse un laico o un ecclesiastico ma è quasi certo che, appena finiti gli studi in giovane età, si allontanò da Eboli senza mai più tornarci. Abbiamo notizia del suo primo lavoro grazie all'umanista Roberto Coenalis che lo cita in una sua opera pubblicata a Parigi nel 1557: è un prezioso manoscritto in lingua latina ed in 4° pergamenato, contenente una raccolta di carte tolemaiche miniate dove all’ultimo foglio si legge: "Ex officina Bernardi Silvani Eboliensis A.D. MCDXC ". Tale opera è il suo primo lavoro conosciuto ed ha una doppia valenza storica perché, se è dubbia la data in cui il giovane Silvano lasciò la sua terra natia, ci permette di dire con certezza che ciò avvenne successivamente al 1490, anno di pubblicazione del manoscritto: è storicamente provato infatti che ad Eboli era in funzione, già nella metà del XV secolo, una tipografia, ubicata nel castello o nelle immediate vicinanze, che il duca ampliò per pubblicare le sue opere di letterato che donava ai vari signori e uomini di cultura dei suoi feudi. E proprio in questa stamperia Silvano produsse l'opera che oggi si può ammirare nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Il Silvano dedicò il manoscritto ad Andrea Matteo Acquaviva, duca d’Atri, Principe di Teramo, Conte di Conversano e Duca di Eboli (quest’ultimo titolo lo acquisì sposandosi, in seconde nozze per entrambi, nel 1509, con Caterina della Ratta e diventandone unico erede alla morte di lei, avvenuta nel 1511), in segno di gratitudine e di riconoscenza. Infatti, nella dedica, Silvano così si esprime: "Non perché mio principe possessore di tanti feudi, non per il nome che porti e per le ricchezze possedute, perché ti occupi di letteratura, poesia e ti diletti di Geografia. Un principe è grande per la virtù d’animo e d’intelletto: tutto questo coltivasti, divenendo illustre non solo per vastità di dominio, ma per aver superato molti letterati; sia lungi ogni sospetto di adulazione. Quest’opera è dovuta a te che pazientemente mi esortasti, stimolando il mio ingegno, ed è giusto che sia tu a raccoglierne i frutti."

L'opera conteneva anche una carta geografica nella quale si notava un'incisione in legno raffigurante un pappagallo il cui becco e la coda erano stampati in rosso, probabilmente la priva volta che veniva usata la tecnica di divi¬dere una figura animata in due legni per tirarla in due colori. Citato da molti studiosi di Geografia, portò importanti correzioni nelle longitudini e nelle latitudini della carta d’Italia: Almagia Roberto, famoso geografo e cartografo fiorentino, nella sua monumentale opera "Monumenta Italiane Cartographica" cosi si esprime parlando di Silvano: "Bernardo Silvano è il solo che abbia tentato arditamente un lavoro di correzione generale degli elementi astronomici e delle carte tolemaiche, dandoci così per l’Italia, come per altre regioni, una vera rappresentazione nuova."

In effetti, dopo le scoperte di Colombo e Vespucci, si rese necessario riscrivere le mappe geografiche la cui attendibilità era dimostrata alquanto dubbia così nel 1511 il Silvano si assunse il compito filologico di "ipsa Ptholemaei verbo examinare" per la sua nuova traduzione della Geographia Tolemaica: ne risultò nell'insieme un nuovo mappamondo, una nuova "De universale habitabilis figura" conforme "nostri temporis navigationibus ac veritati". La successiva spedizione di Magellano, che accertò la reale forma e dimensione della Terra, lo impegnarono soprattutto sula ricerca di nuovi tipi di proiezioni: elaborò nuove proiezioni, con grande slancio inventivo, come quelle cordiformi, a lobi, ad ali di farfalla. Punto di riferimento costante resta pur sempre però Tolomeo, ma le sue carte sono sottoposte a opportune modifiche in base alle nuove esigenze. Annotò e scrisse interamente in latino una nuova versione latina della Geografia di Claudio Tolomeo, facente parte del volume "Claudii Ptolemaei Alexandrini liber geographiae cum tabulis et universali figura et cum additione locorum quae a recentioribus reperta sunt diligenti cura emendatus et impressus. Venetiis per Iacobum Pentium de Leucho Anno Domini M D X I – Die XX Mensis Martii". L’opera fu presentata dal poeta romagnolo Aurelio Augurelli, uomo di vastissima cultura appassionato conoscitore e studioso di opere geografiche, che in onore di così vasto lavoro compose trentasette versi nei quali ringraziava il Silvano per essere stato il primo ad intraprendere una nuova strada in una materia cosi difficile che altri non avevano mai provato per paura a percorrere. L'opera fu data alle stampe e pubblicata a Venezia il 20 marzo 1511 in onore di Giacomo Pentium de Leucho, senatore della Repubblica di Venezia e futuro Doge, che sovvenzionò il lavoro. L'opera, contrariamente all'uso comune del tempo, era stampata sul verso e retro di ogni foglio e fu la prima opera a due colori. Era composta da cinquantotto carte stampate in due colonne e ventotto carte geografiche e un mappamondo. Inoltre, in essa troviamo una carta geografica in cui si nota un’incisione in legno raffigurante un pappagallo del quale il becco e la coda sono stampati in rosso. Si ritiene che in essa sia stata usata per la prima volta la tecnica di dividere una figura animata in due legni per tirarla in due colori sia sul verso e sul recto dei singoli fogli.

Il prestigioso Mappamondo da lui creato rappresenta per la prima volta, dopo le varie scoperte, Cuba, la Repubblica Dominicana Hispaniola (Haiti e la Terra Sanctae Crucis), l'America Meridionale con un'informazione visiva ben aggiornata e la serietà del suo lavoro è manifestata dal lembo orientale dell’Asia, che ha nella figurazione cartografica lo stesso significato che nella prosa hanno i puntini sospensivi. Il mappamondo è conservato nella Biblioteca Americana Vetustissima di New York dal 1886 ed è certamente la sua opera più famosa. Non sappiamo con certezza l'anno della sua morte.

Nel 1570, il Silvano fu incluso Dall’Ortelio nell’elenco dei cartografi e geografi nell’opera "Theatrum Orbis Terrarum". In Italia, nel 1971, la Curcio Editore gli diede un giusto omaggio, nella pubblicazione del "Grande Atlante Internazionale" allegando una tavola a colori del suo mappamondo nel I fascicolo, con su impresso: "Bernardo Silvano da Eboli: Mappamondo moderno, 1511". Gli hanno inoltre reso omaggio: Parigi, dedicandogli una via accanto alla Biblioteca Nazionale, dove sono conservate alcune sue maggiori opere, e Venezia dove pubblicò alcuni suoi capolavori.

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