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Marcello Gigante, nato a Buccino nel 1923, è stato un grecista, filologo classico ed uno dei più importanti papirologi italiani del dopoguerra. Studioso delle antichità classiche e bizantine, si occupò di aspetti diversi della cultura letteraria e filosofica greca, con particolare riguardo ai testi epicurei, alla produzione letteraria dell'Italia meridionale in età antica e a testi bizantini. Attese inoltre alla pubblicazione dei papiri di Ercolano con la creazione, nel 1969, del Centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi (C.I.S.P.E.) e, nel 1971, l'istituzione dell'insegnamento di Papirologia ercolanese presso l'Ateneo Federico II, dove insegnò fino al 1983. Morì a Napoli nel 2001.

Marcello Gigante è nato a Buccino, il 20 gennaio 1923. Compì ad Eboli gli studi ginnasiali, ricevendone un'impronta educativa fondamentale che lui stesso ricorda nel suo "Rendimento di grazia della cittadinanza onoraria". Conseguita la maturità classica, proseguì i suoi studi universitari a Napoli, ottenendo nel 1944 la laurea in Letteratura Greca, discutendo, con Vittorio De Falco, una tesi sulle Elleniche di Ossirinco, nella quale ebbe quale correlatore Giovanni Pugliese Carratelli, divenuto in seguito suo collega di studi e amico nella vita. Nel 1949 iniziò la carriera di insegnante liceale di lettere latine e nel 1957 vinse il concorso a cattedra di Letteratura greca. Tre anni dopo fu chiamato all'Università di Trieste, dove insegnò Filologia Bizantina e Storia della Filosofia Antica. Nel 1966 successe a Leonardo Ferrero nella carica di Preside della Facoltà di Lettere dell'Università di Trieste: da preside fu artefice del conferimento della laurea honoris causa a Giuseppe Ungaretti. Tornato a Napoli nel 1968, vi insegnò grammatica greca e latina e, dal 1981 fino al collocamento fuori ruolo, letteratura greca. Nell'ateneo della Federico II ricoprì anche, dal 1971 al 1983, la cattedra di Papirologia ercolanese, da lui stesso istituita. Morì a Napoli il 23 novembre 2001.

"Grecista" di professione, fu in realtà un "antichista", nel senso più ampio del termine, proponendo decisivi contributi storico-filologici anche nel campo della letteratura latina e della ricezione dei classici nelle letterature moderne, profuse il suo impegno e le sue energie per una diffusione della cultura classica. Il suo magistero non si limitò ai confini accademici: infaticabilmente, svolse conferenze ovunque fosse invitato, spendendo in senso umanistico la fama e il prestigio internazionalmente riconosciuti alle sue ricerche, e rivestì anche l'incarico di presidente dell'Associazione Italiana di Cultura Classica che, per effetto della sua azione, conobbe un incremento esponenziale in termini di ed adesioni, anche internazionali. Tra le opere ricordiamo: Nomos Basileus (1956); traduzione con note di commento delle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio (1962); Saggio critico su Demostene e Aristide (1969); Ricerche filodemee (1969; 2ª ed. 1983); Rintone e il teatro in Magna Grecia (1971); L'edera di Leonida (1971); Studi sulla civiltà letteraria bizantina (1981); Scetticismo ed epicureismo (1981). Nel 1977 ha pubblicato con W. Schmid il Glossarium Epicureum di H. Usener e nel 1979 ha edito il Catalogo dei papiri ercolanesi. È stato fondatore e direttore della rivista Cronache Ercolanesi.

La Scuola di Papirologia ercolanese: Marcello Gigante è stato uno dei più importanti papirologi italiani del dopoguerra e, in senso lato, studioso delle antichità classiche e bizantine. A Napoli dispiegò le sue doti organizzative nella creazione di un retroterra istituzionale e culturale che vedesse il nascere e il consolidarsi, nell'ateneo napoletano, di una tradizione scientifica votata allo studio dei papiri provenienti dalla città di Ercolano. Tappe di questa sua azione furono la creazione, nel 1969, del Centro internazionale per lo studio dei Papiri Ercolanesi (C.I.S.P.E.) e, nel 1971, l'istituzione dell'insegnamento di Papirologia ercolanese. Potenziò inoltre l'Officina dei papiri ercolanesi che ha sede nella Biblioteca Nazionale di Napoli, a Palazzo Reale, dotandola di moderna strumentazione per la lettura e conservazione dei papiri carbonizzati. L'Officina gli è oggi intitolata. Grazie alla sua opera, possiamo disporre di un archivio digitale dell'intera biblioteca ercolanese, ottenuto con tecniche di imaging multispettrale, costituito da oltre 35.000 foto digitali di qualità. È rimasto insoddisfatto il suo impegno verso una ripresa degli scavi nella villa dei Papiri, evento a cui associava la fondata speranza di preziosi e ulteriori ritrovamenti.

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