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Costruire ponti, abbattere muri: la storia del Ponte in località Barizzo
Costruire ponti, abbattere muri: la storia del Ponte in località Barizzo
Sabato, 12 Febbraio 2022 00:00 - Lunedì, 28 Febbraio 2022 00:00
“Costruire ponti, abbattere muri” non è solo una auspicabile speranza ma anche un atto concreto realizzato per secoli dall’ingegno umano, favorendo commerci, avvicinando popoli e culture, così come è avvenuto anche nella nostra Piana. Linea di demarcazione? Il fiume Sele.

Nel primo ventennio del 1800 vennero realizzati due ponti sospesi a catene di ferro, i primi realizzati con quella tecnica in Italia e tra i migliori d’Europa per ingegnosità, velocità di realizzazione, bellezza delle forme ed eccellenza dei lavori. Entrambi furono opera dell’ispettore dei Ponti e Strade cavaliere Giura e vennero realizzati uno sul fiume Garigliano (cominciato nel 1828 e concluso nell’aprile del 1832) e l’altro sul fiume Calore (cominciato nel luglio del 1832 ed ultimato nel marzo del 1835).

Anche sul fiume Sele erano state realizzate strutture analoghe ma la forza dirompente delle acque ne aveva sempre causato il crollo. Nel 1832 vennero trovati in località Santa Cecilia, sulla riva destra del Sele, in un luogo conosciuto come Volta del forno, i ruderi di quello che doveva essere stato un ponte in muratura; a qualche decina di metri al di sopra della scafa in località Barizzo (o Barrizzo) era stato realizzato un ponte in legno a diverse campate ma la mancanza di manutenzione e lo scarso utilizzo ne aveva provocato il deperimento e la completa distruzione. Nel 1844 nella stessa zona si iniziò la costruzione di un nuovo ponte a cura della ditta Alessandro Cottin ma non venne mai portato a termine.ù

Venti anni dopo, tra il 1864 e il 1866, su progetto dell’ing. Francesco Giordano, venne realizzato nella stessa zona un ponte con arcata in ferro fuso appoggiato su spalle in muratura, ma disgraziatamente l’opera crollò subito dopo il collaudo (fino a qualche anno fa erano ancora visibili gli spalloni in muratura sulla sponda destra del Sele in località Barizzo, fino a quando una piena del Sele li ha spazzati via). Il 7 settembre 1867 l’Ufficio Tecnico Provinciale del Corpo Reale del Genio rappresentò alla Deputazione Provinciale di Salerno la necessità di costruire un ponte sul fiume Sele in località Barizzo in maniera stabile. La struttura doveva essere costruita in ferro, legno e muratura da realizzarsi a 310 metri sottocorrente dalla scafa presente sul posto. Vennero presentati numerosi progetti (tra questi anche quello della Guppy & Co.) ma alla fine il Consiglio provinciale il 26 settembre 1870 decise di accogliere quello presentato dall’ing. Giustino Fiocca (la struttura sarebbe stata in muratura e ad una sola grande arcata, da realizzarsi in due anni al costo di lire 170.000, poi divenuti 340.000).

La consegna ed il relativo collaudo avvenne il 12 febbraio 1873 da parte dell’Ufficio tecnico provinciale. I mattoni delle murature provenivano da Gaeta e furono trasportati via mare, le malte furono confezionate con pozzolana di Bacoli e del Vesuvio mescolate tra loro in diverse proporzioni mentre la calce idraulica arrivò da Marsiglia. I timpani furono costruiti con tufi lacustri il cui peso specifico era molto inferiore alle pietre calcaree adottate per le altre strutture. Con lettera del 21 agosto 1874, l’ing. Fiocca “a ricordo della sapiente amministrazione che lo decretava” omaggiò il Prefetto, quale rappresentante della Provincia di Salerno, del quadro del ponte sul Sele portato all’Esposizione di Vienna dove venne premiato con medaglia di progresso, accordato solo alle grandi costruzioni. Il progetto originale è attualmente esposto in una delle sale della Provincia di Salerno.

Attualmente la struttura è in serio pericolo e le numerose piene ne stanno minando la stabilità. La riflessione, semplice, che può essere tratta a conclusione di questa breve descrizione fu ben espressa dall’ing. Alfredo Cottrau che rispecchia la filosofia degli ingegneri dell’800: “La vera scienza dell’ingegnere non deve consistere nel progettare opere colossali, ma nel raggiungere un dato scopo con la maggiore faciltà e con la minore spesa possibile”.

Armando Voza
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