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Il Castello di Eboli è situato in posizione strategica su una collina che sovrasta l’intero territorio della Piana del Sele, protetto naturalmente da due fiumi, il Tufara ed il Tiranna. Ad oggi si ignorano le fasi costruttive primarie del fortilizio. Si ritiene, sulla base di alcuni ritrovamenti di strutture di epoca romana, che possa sorgere su un castrum romano e che sia stato eretto dai Longobardi o ancora dai Normanni. Tali ipotesi non sono suffragate da dati certi e anche la documentazione è alquanto carente. Il primo documento in cui si cita il castello di Eboli risale all’XI secolo ed è relativo ad una donazione che la contessa Urania, figlia del conte Ademario e vedova del conte Lamberto, fa al monastero di San Nicola costruito in località Gallocanta e Petralena (Vietri sul Mare). Durante il lungo processo di conquista dell’Italia meridionale da parte dei Normanni, anche Eboli divenne dopo il 1054 loro feudo. Il primo signore di Eboli, Guglielmo d’Altavilla, decimo figlio di Tancredi d'Altavilla e fratello del più importante dei cavalieri normanni, Roberto il Guiscardo, nel 1056 crea la grande "Contea di Principato". La contea che confinava con quella di Rota, di Conza e di Marsico, partendo da Eboli toccava Campagna, quindi Senerchia, poi Calabritto e Caposele, da qui scendeva verso Laviano dirigendosi a S. Fele; per Baragiano, Marmore, Satriano di Lucania e Brienza, e poi ripiegando poco a nord di Teggiano, dirigendosi a S. Angelo le Fratte, a Felitto, a Castel S. Lorenzo, Altavilla e Persano, andava a chiudere il cerchio Eboli che dunque costituiva la capitale di un territorio significativo. Gli Altavilla conservarono la proprietà di Eboli e del suo castello fino al 1156, anno in cui la contea di principato fu soppressa, lasciando come signore il milite Guimondo dei Mulisi poi ereditata tra il 1082-83 e il 1090 da Emma de Ala. Eboli non rimase per lungo tempo sotto il dominio dei normanni poiché nella guerra tra Enrico VI e Tancredi di Lecce che interessò l’Italia meridionale, ampiamente documentata in versi e correlata di splendide miniature da Pietro da Eboli nel suo carme, la città si schierò apertamente con gli Svevi.

Quando ai Normanni subentrarono gli Svevi, il territorio ebolitano passò sotto la diretta amministrazione della corona. Federico II appena fu incoronato imperatore diede vita ad un’intesa attività edilizia e fece redigere lo “Statuto per la riparazione dei castelli” la cui prima stesura risale al 1231. Lo statuto consisteva in un elenco di castra e domus (case di svago) da riparare e apprendiamo come Eboli non sia detentrice di un castello, ossia edificio avente funzione militare, ma il suddetto castello reso splendido palazzo imperiale diviene luogo di caccia e di riposo . Spesso si dice che il castrum sia un'istituzione normanna, ma essi crearono edifici per la difesa e l’appoggio dei militi. Fu Federico II che costruendo sulle rovine normanne o anche ex novo diede a questi edifici una bellezza architettonica fin ad allora sconosciuta. Tale ristrutturazione interessò anche il castello di Eboli, le cui trasformazioni sono ancora oggi evidenti nell’architettura, come le torri cilindriche che richiamano la forma sveva classica. Con gli Angioini Eboli ritornò sotto il Regio Demanio ed in questo periodo il castello ebbe il prestigio di essere sede del Parlamento Generale presieduto da Carlo Martello nel settembre del 1290. Il fortilizio vide impegnati, su particolari questioni politiche, finanziarie e militari, un gran numero di dignitari e persino un delegato pontificio e si concluse con la stesura del Capitula et Statuta super vergimine regni. Da questo momento in poi Eboli e il suo castello fu sotto il dominio di diversi signori magari anche per brevi periodi. Il possesso del feudo di Eboli si identificava non solo con il possesso del castello e del centro abitato ma anche dei vasti terreni della piana del Sele e del Tusciano. Sotto Carlo I fu dominio di Ottone di Tuzziaco, Gran Giustiziere del Regno, nel 1315 passò sotto il regio dominio di Giovanna I. Quest’ultima nominò conte di Eboli il Gran Siniscalco Roberto de Cabannis poi giustiziato a seguito di una congiura. La Regina Giovanna II lo diede in dominio ad Antonio Colonna nipote del pontefice Martino V. Con gli Aragonesi Eboli venne data in feudo a Baldassarre della Ratta conte di Caserta, la figlia Caterina della Ratta passò in seconde nozze con Andrea Matteo Aquaviva che lo vendette a Ferrante Sanseverino nel 1522 , Principe di Salerno e duca di Villaformosa. Nel 1555-56 passò a Rodrigo Gomez de Silva duca di Pastrana, con la cui moglie amavano chiamarsi principe e principessa di Eboli. Essi detennero il feudo di Eboli solo per pochi anni in quanto nel 1567 proprietario del castello divenne il genovese Nicolò Grimaldi. Alla sua morte senza eredi il castello per ordine della Regia Camera della Sommaria venne fatto apprezzare dal tavolario Pietro de Marino e valutato per 149.000 ducati ed il feudo passò ai Doria D’Angri i quali possedettero queste proprietà fino all’abolizione della feudalità avvenuta agli inizi del 1800. Le ultime famiglie a poter godere della bellezza del castello furono i Romano- Avezzano-La Francesca e in seguito fu acquisito dal Ministero di Grazia e Giustizia.

Il Castello oggi è il risultato di vari ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli. L’odierno impianto planimetrico si presenta piuttosto irregolare. Più cinte murarie, torri quadrangolari e circolari, edifici realizzati in età moderna, ne impediscono l’originale configurazione. Tuttavia sulla base di confronti tipologici si possono a tutt’oggi identificare alcune porzioni riconducibili all’età normanna e sveva. La torre conservata nella parte sud-ovest è realizzata con blocchi angolari ben squadrati e paramento in opera irregolare realizzata con conci di varia pezzatura non regolarmente tagliati legati con malta. In essa sono ancora ben visibili le feritoie, strette fessure verticali praticate nella muratura per l’uso di archi e balestre. Sulla base della tipologia e in relazione agli ammodernamenti successivi, questo primo impianto planimetrico può essere ricondotto ad una fase di XII secolo, probabilmente databile all’età normanna. Altre due torri quadrangolari, realizzate con la stessa tecnica costruttiva, sono oggi inglobate all’interno di edifici costruiti nel corso degli anni. La torre circolare posta nel lato nord-ovest, ben visibile dalla strada, è realizzata con blocchi di pietra locale a forma di parallelepipedo che si sovrappongono a mo’ di scala. La differenza nella tipologia edilizia tra questa torre e quelle quadrate, consente di ritenerla edificata in un momento diverso, probabilmente legato alla ripresa dell’opera quadrata, tipica dello stile federiciano. La torre fu realizzata durante uno degli ampliamenti subiti dal castello, ed è probabile che in età sveva costituisse il donjon del castello. In una fase successiva, probabilmente di età angioina ad essa fu addossata una cortina muraria dotata di una imponente porta di ingresso, oggi murata. L’originale accesso al castello, protetto dalle due semitorri è invece ben visibile sul lato nord est, dove sopravvive un’altra porta al tempo dotata di ponte levatoio. In una fase, non ancora pienamente definibile, il castello era fornito di mura merlate a sommità squadrata. La merlatura aveva la doppia funzione di protezione e di contrattacco, ma con l’utilizzo della armi da fuoco assume una funzione puramente decorativa. Al suo interno fu edificata intorno alla metà del XII secolo la Chiesetta di San Marco.

Attualmente il Castello ospita la Casa di Reclusione I.C.A.T.T. e non è visitabile al suo interno.

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