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In epoca normanna Eboli assume rilievo strategico nell'ambito dei territori a sud di Salerno, fino ai confini con la Lucania: Guglielmo I d'Altavilla (fratello di Roberto il Guiscardo) fece di Eboli la capitale di una grande Contea, detta Principato, che si estendeva nel cuore della Lucania antica comprendendo le terre di San Fele, Muro Lucano, Satriano, Brienza e Marsico Nuovo. Proprio all'inizio della dominazione normanna, probabilmente sopra un preesistente fortilizio longorbardo, fu edificato il Castello ricordato nei documenti come "Domus domini imperatoris in Ebulo". Il Principato di Eboli tra il 1082 e il 1090 va ad Emma de Ala, moglie di Rao Trincanotte e poi di Guimondo de Moulins. E' governata dai discendenti di Emma fino al 1156 quando passa ad Enrico di Navarra, fratello della regina Margherita, vedova del re Guglielmo I. Pur perdendo tra il 1156 e il 1168 la funzione di centro burocratico, momentaneamente assorbito per ragioni politico-militari da Balvano, Eboli aumentò la sua incidenza operativa nell'ambito delle signorie locali che erano venute a formarsi alla metà del XII secolo nel Regno con i suoi rappresentanti bene in forze dal punto di vista militare e finanziario e sostenuti anche da una non piccola comunità ebraica. Le chiese "cittadine" fondate in questo periodo sono: Parrocchia di San Lorenzo; Chiesa di S. Maria de Conce o Collegiata: quasi certamente l'attuale parrocchia di Santa Maria della Pietà; Parrocchia di Sant'Eustachio, oggi chiusa al culto e detta comunemente San Biagio; Chiesa di S. Bartolomeo, si trovava nel 1179 "intus civitatem ebuli" ed è indicata come parrocchia; Chiesa di S. Caterina: risulta citata come parrocchia in un documento del 1216 ed adiacente vi era la porta medievale omonima, definita principale. Oggi corrisponde alla chiesetta di San Giuseppe; San Pietro Apostolo, detta poi San Pietro alli Marmi da Gino Chierici nel 1928.

Eboli non rimase a lungo fedele ai Normanni. Ai tempi delle lotte tra Tancredi d'Altavilla ed Enrico VI di Hohenstaufen, parteggiò vigorosamente per gli Svevi, rivelando contemporaneamente l'importanza politica, economica e sociale che aveva ormai raggiunto. In effetti il passaggio dai Normanni agli Svevi fu acquisito con una mossa politica abile che tese a saldare le realtà economiche in atto - attività tessili, tintorie, grano, edilizia - ad una visione politica più avanzata. Il passaggio del regno dai Normanni agli Svevi procurò altri benefici alla città per merito del duo concittadino Pietro da Eboli, poeta alla corte d’Enrico VI, a cui dedicò un poema storico in versi elegiaci nel quale narra le guerre per la conquista del regno dall’anno 1189 al 1195. Con la salita al trono di Federico II, Eboli diventò città imperiale: con diploma imperiale nel 1219 Federico II riconosce Eboli in demanio regio sotto la sua protezione e la invita al Parlamento di Foggia nel marzo 1240, come quarta fra le città della provincia (le altre erano Salerno, Amalfi e Policastro). Alla morte di Federico II, avvenuta nel 1250, suo figlio Manfredi diede Eboli come feudo a Giordano Lancia figlio di Galvano. Con gli Svevi il castello diviene luogo preminente. Rilevante sviluppo ebbe in questo periodo lo storico quartiere Ripicella- Attrizzi, di servizio per il castello e i suoi signori, che si enucleò con case in sovrapposizione, vicoli e ànditi tipici dell'edilizia spontanea medievale; in via Attrizzi si legge l'arco acuto su quella che un giorno era presumibilmente una porta della città, orlata da una serie di beccatelli. Nel sottostante vico I Attrizzi si trova un'altra porta, con arco a tutto sesto ed un alto mensolone gotico che serviva per il calo della saracinesca ad occlusione della Ripicella verso sud. Il tutto (cortile, palazzi, castello, chiese) contribuiva a dare ad Eboli l'immagine di un centro urbano capace di assolvere funzioni prestigiose, come avvenne nel 1290, quando fu sede del generale Parlamento che, fra il 10 e il 15 settembre, vide impegnati i maggiori rappresentanti dell'Italia meridionale.

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