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La chiesa di S. Eustachio e S. Biagio è posta nelle vicinanze del torrente Tufara nella parte alta del nucleo antico di Eboli. Menzionata per la prima volta nell’ottobre 1242 col nome di Sant'Eustachio, è chiamata dal popolo solo San Biagio per la venerazione al Santo, protettore delle malattie della gola. Dal 1308 la chiesa di S. Eustachio è documentata come Chiesa parrocchiale. In precedenza l’entrata della chiesa era verso la porta di S. Eustachio, detta anche S. Biagio o Barbacani e si è chiamata sempre S. Eustachio fino al 1855 quando l’arcivescovo Marino Paglia modifica il titolo della parrocchiale e della chiesa in “Sant'Eustachio e San Biagio”. La Chiesa, di piccole dimensioni, è a pianta rettangolare e ad unica navata. L’interno si presenta come una grande aula con soffitto piano e termina con l’abside voltato a botte con ai lati due nicchie semicircolari. Una cornice corre lungo tutto il perimetro dell’aula, interrotta dalle arcate centrali e dalla cantoria. L’illuminazione interna è assicurata dalle lunette delle arcate centrali e da un finestrone su un lato dell’ingresso. Nella chiesa era conservato il Trittico del Pavanino, rubato nell’aprile del 1990, poi ritrovato, e oggi conservato nella chiesa di San Francesco, raffigurante la Vergine in trono col Bambino, con ai lati Santa Caterina da Alessandria e Sant’Eustachio. Oggi la Chiesa è chiusa al culto religioso.

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