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Le credenze popolari spesso sconfinano in superstizione, dando credito a fatti e fenomeni non dimostrati e portando a credere in personaggi mitologici e leggende, legate a fatti naturali.

In questo senso, una delle credenze popolari più diffuse, ma che varia a seconda dei luoghi, è quella dei lupi mannari, detti ad Eboli Pump'nari. La leggenda vuole che i nati la notte di Natale, con la luna piena, subissero ad ogni plenilunio una metamorfosi straordinaria ed inspiegabile, acquisendo la forma di lupo mannaro, la cui sola vista incuteva terrore. Un'antica storia locale orale narra che un lupo mannaro, ad ogni plenilunio, andava a casa di una donna sola. Quella signora apriva e si trovava di fronte non l’uomo buono che conosceva, ma un terribile mostro. Ne rimaneva traumatizzata e priva di capacità reattiva: la graffiava con le lunghe acuminate unghie da lupo e la lasciava per terra sanguinante. Era disperata e non sapeva più che cosa fare per uscire da quel periodico e terribile incubo. Si rivolse ad un’esperta (una maga del luogo), che le suggerì di pungerlo ad una coscia con un filo di ferro e tutto sarebbe finito. Certo, non era facile, anche perché, a volte, si presentava ancora uomo, si trasformava sotto gli occhi increduli ed allibiti della vittima, la lasciava sanguinante e se ne andava. Una sera, però, si armò di coraggio e di un ferretto per fare le calze e lo attese dietro l’uscio pronta ad agire. Il mostro, colpito dalla puntura, lungi dal vendicarsi e trattarla peggio delle altre volte, come lei temeva, la ringraziò, le baciò la mano e la salutò con un profondissimo inchino. L’incantesimo era rotto, era tornato persona normale, non più gravato da quel pesante dazio da versare alla luna per tutta la vita.

Altra figura mitologica che rientra nella tradizione folkloristica ebolitana è quella de 'O Scorzamauriello. Il nome è di probabile derivazione greca: "Scopticos" significa infatti "nano burlone" e "mauros" significa "appena visibile", "evanescente". E sono proprio queste le peculiarità caratteriali e di aspetto del folletto nato dalla fantasia popolare. Secondo Benedetto Croce il termine Scazzamauriello deriva da Scacciamaurino (i Maurini erano i monaci Benedettini dell’ordine di San Mauro). Altri fanno derivare il nome dallo spagnolo matamos, ammazza-mori. D’Annunzio lo chiama Mazzamurello: entità che attraversa (ammazza) le pareti (i muretti) delle case. ‘O Scazzamauriello, in italiano equivale più o meno al folletto. È presente in tutto il Sud Italia ed è chiamato in diversi modi. La descrizione dell'equivalente "Munachicchio" nel Materano, ad esempio, la si può estrapolare nel “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. Nel testo del libro così è riportato:
“I monachicchi sono esseri piccolissimi, allegri, aerei, corrono veloci qua e là, e il loro maggior piacere è di fare ai cristiani ogni sorta di dispetti. Fanno il solletico sotto i piedi agli uomini addormentati, tirano via le lenzuola dei letti, buttano sabbia negli occhi, rovesciano bicchieri pieni di vino, si nascondono nelle correnti d’aria e fanno volare le carte e cadere i panni stesi in modo che si insudicino, tolgono la sedia di sotto alla donne sedute, nascondono gli oggetti nei luoghi più impensati, fanno cagliare il latte, danno pizzicotti, tirano i capelli, pungono e fischiano come zanzare. Ma sono innocenti: i loro malanni non sono mai seri, hanno sempre l’aspetto di un gioco, e, per quanto fastidiosi, non ne nasce mai nulla di grave. Il loro carattere è una saltellante e giocosa bizzarria, e sono quasi inafferrabili. Portano in capo un cappuccio rosso più grande di loro: e guai se lo perdono. Tutta la loro allegria sparisce ed essi non cessano di piangere e di desolarsi finché non l’abbiano ritrovato. Il solo modo di difendersi dai loro scherzi è appunto di cercarli di afferrarli per il cappuccio: se tu riesci a prenderglielo, il povero monachicchio scappucciato ti si butterà ai piedi, in lacrime, scongiurando di restituirglielo. Ora i monachicchi, sotto i loro estri e la loro giocondità infantile, nascondono una grande sapienza: essi conoscono tutto quello che c’è sottoterra, sanno i luoghi nascosti dei tesori. Per riavere il suo cappuccio rosso, senza cui non può vivere, il monachicchio ti prometterà di svelarti il nascondiglio di un tesoro. Ma tu non devi accontentarlo fino a che non ti abbia accontentato; finché il cappuccio è nelle tue mani, il monachicchio ti servirà. Ma appena riavrà il suo prezioso copricapo, fuggirà con un gran balzo, facendo sberleffi e salti di gioia, e non manterrà la sua promessa.”

Nel napoletano è detto Munaciello e le sue origini risalgono al 1445. Il munaciello sarebbe il figlio di Caterinella, una signorina di buona famiglia rinchiusa in un convento dopo che il suo fidanzato fu assassinato perché la famiglia di costei non voleva. Nato il bambino malformato, questo fu cresciuto dalle suore, dove le stesse mascherarono le deformità con un abitino da monaco (da cui il diminutivo munaciello), fino a quando, ancora ragazzo, egli morì in circostanze misteriose. Dopo la sua morte, il popolo napoletano continuò a vederlo nei posti più disparati, ed iniziò ad attribuirgli poteri magici dovuti al fatto che dalle sue apparizioni potevano ricavarsi dei numeri fortunati da giocare al lotto. Secondo la tradizione ebolitana, 'O Scorzamauriello sapeva essere molto generoso: era solito manifestarsi nel cuore della notte, spesso a coloro che sono nell'estremo bisogno, facendo trovare cibo nelle credenze precedentemente vuote ed anche monete d'oro e denaro in casa dei suoi beneficati; ma guai a dirlo in giro: era capace di fare grandi dispetti! Tormentava i dormienti della casa tra mille dispetti, come rompere i vetri delle finestre o far chiasso con le pentole in cucina. Ad Eboli, ogni anno, il 31 Ottobre l'Associazione "Le Tavole del Borgo" organizza l'evento "La Notte dello Scorzamauriello" incentrato attorno la figura di questo simpatico folletto della tradizione popolare ebolitana.

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