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Ana de Mendoza y de la Cerda, universalmente conosciuta col titolo nobiliare di Principessa di Eboli, nacque a Cifuentes nel 1540. Figlia unica di Diego Hurtado de Mendoza, viceré del Pertl e duca di Francavilla, sposò nel 1552 Ruy Gómez de Silva, segretario del re di Spagna Filippo II e principe di Eboli. Morto il marito nel 1573, rimase affascinata da Santa Teresa d’Avila e dalla sua Riforma, tanto da proporsi per la costruzione del convento delle Carmelitane a Pastrana. Nel 1577 tornò a Madrid ed alla corte reale divenne centro d'intrighi per le sue trame contro Filippo II, che la portarono a vivere gli ultimi anni della sua vita segregata nel palazzo ducale di Pastrana, dove morì nel 1592.

Ana de Mendoza, duchessa di Francavilla e Principessa di Eboli, era l'unica figlia nata dal matrimonio di Diego Hurtado de Mendoza, Principe di Mileto e duca di Francavilla, e donna Caterina de Silva y Andrade. In entrambi i rami della sua famiglia erano presenti molte personalità influenti e potenti. Nel 1552, quasi tredicenne, venne data in sposa a Ruy Gomez de Silva, amico e consigliere del principe Filippo, futuro re di Spagna. L'unione tra i due, fu fortemente voluta da Filippo e si svolse, in modo del tutto singolare, senza la presenza dello sposo, impegnato in delicati questioni di Stato all’estero. Dalla pelle molto chiara e dai capelli castani scuro, dotata di grande carisma, Anna de Mendoza era considerata una delle donne più talentuose del suo tempo ed una delle donne più belle e affascinanti delle corti spagnole ed europee: era molto ambiziosa e aveva un temperamento cangiante. Portava una benda all’occhio destro ma, ancora oggi, gli studiosi non hanno inteso se la indossasse per vanità, per celare uno strabismo o se effettivamente nascondesse qualche deturpazione dovuta ad un incidente. Quando finalmente Ruy Gomez tornò in Spagna, dopo cinque anni nei quali era stato per conto del Re in Inghilterra, Italia e nei Paesi Bassi, Ana si dedicò col marito all’immenso patrimonio familiare e allo sviluppo del ducato di Pastrana, forse anche con l’ambizione, andata poi delusa, di farne addirittura la capitale della Spagna. Ruy Gomez de Silva, per i suoi alti meriti, ricevette in dono il principato di Eboli nel 1556 ed il titolo di principe. Molto probabilmente la Principessa non ha mai conosciuto Eboli, mentre il principe de Silva, come si attesta da documenti, fu di sicuro ad Eboli nel 1559.

Il loro matrimonio durò circa quattordici anni e vissero prevalentemente a Pastrana, dove Ana venne a conoscenza e rimase affascinata da Santa Teresa d’Avila e dalla sua Riforma, tanto da proporsi per la costruzione di un convento a Pastrana. Pensava ad un convento nel quale le monache potessero condurre una esistenza austera e in completa povertà; su questa impostazione si consumarono le prime divergenze con la Santa, che invece riteneva che le monache non dovessero essere ridotte alla questua, perché non avrebbero avuto il tempo necessario per dedicarsi alla vita contemplativa secondo la regola del Carmelo, e cosciente della povertà degli abitanti di Pastrana, riteneva che l’indipendenza del convento la potevano garantire solo le rendite. Grazie al sostegno di Ruy Gomez, si affermò la tesi di Santa Teresa. Stranamente, dopo questo avvenimento, a Pastrana qualcuno rese pubblici i pensieri, le preghiere e le parole d’amore che Santa Teresa rivolgeva a Dio, mettendo quest'ultima in serie difficoltà con la Santa Inquisizione. Dopo la morte del marito, Ruy Gomez de Silva, avvenuta durante una missione a Madrid il 29 luglio del 1573, Ana ritornò a Pastrana e manifestò la volontà di prendere i voti ed entrare quindi nel convento delle Carmelitane che lei aveva fatto costruire. Per Santa Teresa cominciò un altro periodo difficile dovuto allo stile di vita che la principessa di Eboli conduceva, poco consono a quello claustrale. Finché, una notte, la Santa raccolse le sue monache, e abbandonò per sempre Pastrana concludendo così il difficile rapporto con Anna Mendoza, che era stata la sua grande ma dispotica benefattrice. La morte di Ruy Gomez la rese erede universale di un ingente patrimonio che ebbe molte difficoltà a gestire, tanto che il Re la richiamò e le ordinò di onorare il ruolo che le competeva piuttosto che dedicarsi alla vita monastica. Donna Ana si trasferì a Madrid, a corte, e da quel momento cominciarono le sue disavventure. La sua amicizia con Filippo II, se da una parte la rese temuta a Corte e le consentì di costruire potenti rapporti d'amicizia, dall’altra diede adito a sospetti e dicerie sul fatto che lei potesse essere l'amante del Re.

Circa l'eventuale tresca col re Filippo II, vi sono diverse tesi contraddittorie, quello che è certo è che una volta rimasta vedova Ana iniziò una relazione intima con Antonio Perez, consigliere del Re. Non si conosce esattamente la natura del rapporto con il Perez, se questo fosse d’amore e/o puramente politico, ma di certo la relazione determinò un'alleanza per ottenere grandi benefici per entrambi. In particolare la principessa, donna molto influente ed ambiziosa, stava cercando di impossessarsi del trono del Portogallo, combinando, con l’aiuto di Antonio Perez, il matrimonio di sua figlia con il figlio del discendente dei duchi di Braganza, i contendenti più accreditati, insieme a Filippo II, al trono portoghese. A tal fine, Antonio Perez convinse Re Filippo II ad eliminare, il 31 marzo del 1578, Juan de Escobedo, segretario di Don Giovanni d’Austria, governatore delle Fiandre, inducendolo a credere che fosse un traditore e che stesse istigando lo stesso principe Giovanni al tradimento. Quando però il re si rese conto che era stato complice di un omicidio, perché tradito, li fece arrestare entrambi.

Da questo episodio nasce la vulgata che il re di Spagna Filippo II, essendo follemente innamorato della Principessa di Eboli, ordinò il suo arresto e quello dell'amante Antonio, per motivi legati alla sua gelosia, quando ne scoprì la relazione tra i due, inventando delle accuse a loro carico. Da queste accuse Ana si difese rispondendo violentemente e accusando a sua volta, tanto da farla esporre contro lo stesso Filippo II. La notte del 29 luglio 1579 Anna Mendoza y de La Cerda fu imprigionata insieme ad Antonio Perez. Furono condotti in due luoghi diversi: nella Torre di Pinto vicino a Madrid e poi nella fortezza di Santorcaz lei e nella residenza di Alvaro Garcia de Toledo lui. Nella primavera del 1581, con la motivazione che ormai la sua mente era malata, la principessa fu confinata nel suo palazzo di Pastrana dove trascorse il resto della sua vita agli arresti domiciliari. Quando nel 1590 Antonio Perez, aiutato dalla moglie, riuscì a fuggire dalla sua prigione, Filippo II, per evitare che i due complici si potessero incontrare, e/o comunque temendo rivelazioni, fece installare delle sbarre su tutte le porte e le finestre del palazzo ducale di Pastrana dove era confinata la principessa di Eboli, riducendola di nuovo in prigionia. Inoltre, con l’accusa di non essere più in grado di gestire il patrimonio di famiglia, Ana venne privata della patria potestà e le fu consentita una sola ora d’aria al giorno dal balcone ingabbiato del palazzo ducale che affaccia sulla piazza che ha, per questa ragione, il nome di “Plaza de la Hora”. Nella “prigione” di Pastrana, la Principessa di Eboli fu assistita da tre dei suoi servi e dalla figlia più giovane, Ana de Silva y Mendoza, che rimase con la madre fino alla sua morte per poi farsi suora. L'ira, la crudeltà e il disprezzo del Re di Spagna, erano tali che nemmeno le lettere di appello della stessa principessa Anna servirono ad ammorbidirlo. Fu, quindi, un affare di stato e non una squallida bega d’amore a portare all’esilio di Antonio Perez, e alla segregazione nel suo palazzo di Pastrana della principessa di Eboli. Ana de Mendoza, Principessa di Eboli e duchessa di Francavilla, morì il 2 febbraio del 1592. Eboli è gemellata dal 1998 con la città di Pastrana sulla base di questa importante comunanza storica: la leggendaria figura della Principessa di Eboli.

Leggenda Nera: Considerata la sua storia, il suo fascino e il suo mistero, accentuato dalla benda sull’occhio destro, la vita mondana, gli amori veri o presunti, gli intrighi politici, la lunga prigionia e la morte silenziosa, molti autori hanno definito la vita di Ana de Mendoza y de La Cerda la Leggenda Nera, definizione che ancora oggi è presente nell’immaginario collettivo. La Leggenda Nera è stata anche alimentata nel tempo da artisti: tutta la vicenda è stata liberamente ripresa nel Settecento da Schiller per il suo "Don Carlos", in seguito musicato da Giuseppe Verdi che, nell’opera, ha rappresentato il personaggio di Donna Anna con il ruolo di mezzosoprano e col nome "Eboli", in contrapposizione al personaggio della "Regina" rivale in amore. Verdi fa cantare al personaggio di Ana forse la più bella delle arie dell’opera, nella quale la donna rimpiange la sua bellezza, che definisce “dono fatal...dono crudel”, ritenendo la causa delle sue vicissitudini e peripezie ma, nello stesso tempo, la sua maggior arma di conquista. Altro autore ispiratosi a tale figura leggendaria è la scrittrice irlandese Kate O’ Brien, con il romanzo That Lady, da cui fu tratta la commedia "For One Sweet Grape" rappresentata a Broadway. Il romanzo di O'Brien ha ispirato anche il film "La principessa di Mendoza" (1954), con Olivia de Havilland, dove la trama classica che viene riproposta per la prima volta sul grande schermo è l’amore segreto da parte del re Filippo II non corrisposto da Anna, preferendo il suo consigliere reale Antonio Perez: scelta che la porterà, per punizione del sovrano, al confino a Pastrana, dove morirà in solitudine e disperazione.

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